
Progetto di Storia Pubblica Partecipata
per il 2026 – 2027 (II edizione)
La storia
La cosiddetta Banda della Uno Bianca era composta principalmente da poliziotti che, per sette anni e mezzo, hanno agito indisturbati nel nostro territorio, tra Bologna, la Romagna e parte delle Marche. I numeri ufficiali raccontano 23 morti, 114 feriti e 102 azioni criminali tra il 1987 e il 1994. È considerata la strage diffusa più duratura che la storia della Repubblica ricordi.
L’obiettivo
È quello di mantenere viva, rinnovare, approfondire e divulgare la memoria degli avvenimenti e delle vittime, delle persone e dei luoghi, dei processi storici e culturali per testimoniare alle nuove generazioni un senso civico di cittadinanza attiva. Attraverso le fonti prodotte dalla società civile e da quelle giudiziarie, si propongono percorsi di didattica e tutela della memoria, raccontando quanto è accaduto affinché una simile tragedia non succeda mai più.
Il sito
www.unobianca.it (In costruzione permanente e operativo dal 15 gennaio 2025) è pensato come una “chiamata alla memoria” perché chiede ai cittadini del nostro territorio (e non solo) che hanno vissuto e visto il periodo della Uno Bianca di offrire un personale contributo in formato audio, video, testuale/documentale o fotografico. A partire dalla “chiamata”, e in divenire, raccogliamo e ordiniamo, in forma digitale tutti i contributi della cittadinanza, i contenuti delle mostre e degli incontri per dipingere il quadro più esaustivo possibile sui fatti e la storia di quel periodo. Ogni contenuto raccolto sarà liberamente consultabile on line in forma permanente.
Gli incontri
Per questa edizione ci siamo focalizzati sul mondo della scuola e dell’educazione per provare a rispondere alle seguenti domande:
- Quanto e come si racconta a scuola del dolore, della memoria, dell’identità?
- Cosa significa essere vittime e come sono percepite?
- Quali sono le prospettive di una educazione intenzionale verso queste tematiche?
I testimoni, i cittadini, gli studenti, gli esperti, i professori delle scuole, i docenti universitari sono invitati a discutere sulle implicazioni del dolore, dello smarrimento, dell’impotenza di trovarsi a gestire all’improvviso qualcosa di inaspettato e terribile e sulla necessità di mantenere viva la memoria (a scuola e non solo).
Le mostre
Esponendo foto, articoli di giornali, disegni, oggetti, mappe, interviste… si vogliono testimoniare i fatti e le conseguenze di quell’oscuro periodo. E questo lo abbiamo fatto – e crediamo con ottimi risultati – con la mostra “memorie da una città ferita” del 2025 e lo faremo con “Sangue romagnolo” prevista a Cesena per il 2027. Ma quando c’è un artista come Flavio Favelli a rappresentare quel mondo popolato di sensazioni, paure, incertezze e la terribile sorpresa della cattura, la dimensione rappresentativa cambia, si trasforma in qualcosa di più profondo dei fatti stessi, più carnale e più trascendente allo stesso tempo. Si direbbe un colpo, una lama, uno schiaffo inaspettato che viene da chissà chi e resta, e scava. Questo fa l’arte: mette in scena senza sconti chi eravamo, chi siamo e chi saremo.
I fumetti
Nel nostro panorama editoriale mancava il racconto della Uno Bianca a fumetti. Manca cioè, un taglio narrativo più legato alle storie delle vittime e ai loro familiari. Il linguaggio dei fumetti è potente perché combina testi e immagini (e suoni da immaginare) e si immerge nella memoria di chi li legge. E’ un linguaggio popolare che in Italia e nel mondo sta riguadagnando terreno perché i fumetti, nelle loro forme e generi, raccontano di noi meglio di qualsiasi altro contenuto. Per ricordare quelle brutte storie abbiamo scelto gli allievi del corso di Fumetto e Illustrazione delle Accademie di Belle Arti di Bologna e Macerata. Abbiamo pensato che dovessero essere le sensibilità delle ragazze e dei ragazzi a farci capire e a “mettere in memoria” quanto è accaduto.
Finalità del progetto
- Sensibilizzare e consapevolizzare tutta la cittadinanza, in particolar modo i più giovani, sui fatti storici riguardanti il fenomeno Uno Bianca attraverso mostre, percorsi culturali ed educativi di storia pubblica partecipata con un archivio digitale libero, aperto e permanente affinché fatti del genere non possano più accadere.
- Spronare amministrazioni pubbliche, archivi statali e organi giudiziari a digitalizzare rapidamente e condividere gli atti dei diversi processi alla Uno Bianca nonché quelli più complessi e controversi che riguardino più giurisdizioni.
- Portare le mostre temporanee presso i territori di Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna, Pesaro.
- Realizzare con apposito bando dei totem della memoria coordinati e corredati di infografiche digitali presso ogni luogo teatro dei fatti criminali della “Uno bianca”.



























